“…Palazzo Vecchio, bello come un’agave di pietra...” (Pablo Neruda)

Nato per ospitare gli uffici e le magistrature fiorentine, il trecentesco “Palagio dei Priori” risorge a nuova vita grazie alla famiglia Medici, che vi si trasferisce nel 1540 su iniziativa di Cosimo I. Oggi è sede del Comune cittadino, oltre che dell’omonimo museo. Come restituire degnamente attraverso la macchina da presa la bellezza di un edificio imponente che unisce nel suo aspetto eleganza e semplicità, accogliendo al suo interno e intorno a sé innumerevoli tesori artistici? E’ un volo di droni che accompagna lo spettatore verso Palazzo Vecchio, per coglierne appieno la struttura da una prospettiva inedita: l’impressione che ne deriva è quella di librarsi al di sopra dell’edificio e intorno a esso, esplorandone la facciata, la torre di 94 metri e le solide mura.


Sito Ufficiale di Palazzo Vecchio: museicivicifiorentini.comune.fi.it/palazzovecchio E’ possibile viaggiare nel tempo? Palazzo Vecchio offre senz’altro la possibilità di ripercorrere facilmente tre periodi storici che Firenze ha vissuto attraverso un’emozionante visita alla scoperta di rovine romane, d’una fortezza medievale e di stanze rinascimentali affrescate magistralmente. Un piccolo microcosmo dove storia ed arte sono legate indissolubilmente nella struttura da secoli. Palazzo Vecchio è il simbolo politico della città di Firenze e il progetto originale dell’edificio viene attribuito ad Arnolfo di Cambio che nel 1299 disegnò una solida fortezza sulle rovine delle torri ghibelline degli Uberti, sconfitti per sempre dalla fazione guelfa dopo anni di lotte intestine. L’imponente costruzione si appoggia sulle antiche rovine del teatro romano di Florentia, datato I° sec. d.C., ancora visibili lungo un circuito che si snoda nel livello sotterraneo del Palazzo. Il corpo originale di Palazzo Vecchio fu progettato per ospitare il Consiglio della Repubblica di Firenze, composto da membri nominati dalle Arti Fiorentine (Priori). L’edificio fu in seguito allargato verso via della Ninna dal Duca di Brienne, dando sempre più l’immagine austera di fortezza e aggiungendo una scala segreta che serviva per uscire indisturbato durante scorribande notturne. Oggi il Museo ospita meravigliose sale e appartamenti privati frutto di trasformazioni architettoniche rinascimentali.

I PROTAGONISTI DEL FILM

DONATELLO

GIUDITTA E OLOFERNE
Giuditta e Oloferne è una statua bronzea (altezza 236 cm senza zoccolo) realizzata da Donatello sul finire della sua carriera tra il 1453 e il 1457 e conservata nella Sala dei Gigli di Palazzo Vecchio. Se Donatello era stato il primo a concepire sculture autonome e libere dalle strutture architettoniche, con la Giuditta concepì per la prima volta un gruppo di figure idealmente e materialmente tridimensionale. La statua rappresenta la storia biblica di Giuditta e Oloferne: la fanciulla per salvare la propria città di Betulia assediata dalle truppe assire di Nabucodonosor, si reca nella notte nella tenda del condottiero nemico e dopo averlo fatto ubriacare lo decapita, lasciando l’esercito avversario senza guida, costringendolo così alla ritirata. L’episodio era popolare nelle raffigurazioni artistiche fin dal Medioevo poiché, alla pari del David, simboleggiava la vittoria della virtù sul vizio e sulla mancanza di Dio. Vi si poteva oltretutto leggere uno scontro personificato tra la virtù cardinale dell’Humiltas che vince il peccato di Superbia. L’opera non venne concepita per un punto di vista predeterminato, anzi un fitto intreccio di rimandi invita a girarle attorno per osservarla da tutti i lati.  Le due figure sono trattate dallo scultore in maniera quasi opposta: Oloferne è nudo e modellato secondo le regole dell’anatomia, mentre Giuditta è interamente coperta dalle vesti, che amplificano il suo fisico gracile. Dal capo coperto di Giuditta non sporge nemmeno un capello, mentre la chioma di Oloferne è lunga e selvaggia, ad identificare il vizio,  confermato da tutta una serie di attributi, tra cui spicca quello del medaglione scivolatogli sulla schiena, dove è raffigurato un cavallo imbizzarrito.  La figura di Giuditta si leva trionfante con la spada alzata. La sua veste è composta da una stoffa con un complesso panneggio, decorato da figurette, che contrasta, nel complesso, con il modellato liscio del viso. Il volto di Oloferne è invece rozzo e sfigurato: esso siede su un cuscino sul quale si trova la firma dell’artista.
LEONARDO DA VINCI E MICHELANGELO BUONARROTI

SALONE DEI CINQUECENTO
Il Salone dei Cinquecento è indubbiamente il più maestoso fra le stanze rinascimentali di Palazzo Vecchio. Fu costruito nel 1494 per accogliere il Consiglio della Repubblica che era stato portato a ben cinquecento membri per evitare tentativi di corruzione. Il salone presenta oggi una lunghezza di 54 mt, una larghezza di 23 mt e un’incredibile altezza di 18 mt. Il soffitto a cassettoni insieme ai dipinti di grande formato, dorature e sculture imponenti lasciano davvero a bocca aperta chiunque decida di visitarlo. La volontà del Consiglio della Repubblica prevedeva, per le decorazioni murali, soggetti di battaglie nelle quali trionfò la Repubblica di Firenze. Per questo Pier Soderini, Gonfaloniere della Repubblica, decise di affidare il lavoro a due dei migliori talenti di inizio Cinquecento: Leonardo da Vinci e Michelangelo Buonarroti. A Leonardo fu affidata la Battaglia di Anghiari, mentre a Michelangelo la Battaglia di Cascina sul lato opposto del Salone.