“In nessuna cosa è forse tanto difficile l'operare e tanto facile il ragionare quanto in ciò che si riferisce al restauro.” (Camillo Boito)

L’Opificio delle Pietre Dure è una delle massime eccellenze internazionali nell’arte del restauro e ospita opere provenienti da tutto il mondo. La possibilità di accedere al laboratorio è un privilegio raro, considerato il valore delle opere qui conservate. Tra queste, spicca sicuramente l’incompiuta ma inestimabile Adorazione dei Magi di Leonardo, assente dal 2011 dalla Galleria degli Uffizi, sottoposta a un lungo intervento di pulitura dalla patina del tempo. E’ grazie ai lenti e cauti movimenti della macchina da presa che lo spettatore può vedere svelato – ancora prima della sua rivelazione al pubblico – il minuzioso lavoro che questi artigiani dell’arte portano avanti ogni giorno sulla tela incompiuta di Da Vinci.


Sito Ufficiale dell’Opificio delle Pietre Dure: http://www.opificiodellepietredure.it      L’Opificio delle Pietre Dure è un Istituto Centrale dipendente dal Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo, la cui attività operativa e di ricerca si esplica nel campo del restauro e della conservazione delle opere d’arte. L’Opificio è, assieme all’Istituto Superiore per la Conservazione ed il Restauro, uno degli istituti più importanti e rinomati nel campo del restauro a livello internazionale. L’istituto è diviso in tre diverse localizzazioni: – la storica sede di via degli Alfani, 78, che ospita i laboratori di restauro del commesso e mosaico, dei materiali lapidei, dei bronzi, delle oreficerie, dei materiali ceramici oltre che la scuola, la biblioteca e il museo; – la grande sede della Fortezza da Basso, con i laboratorio di restauro dei dipinti, dei materiali cartacei, dei materiali tessili e delle sculture lignee; – la sala delle Bandiere in Palazzo Vecchio, per gli arazzi.

I PROTAGONISTI DEL FILM

LEONARDO

ADORAZIONE DEI MAGI
L’Adorazione dei Magi è un dipinto a olio su tavola e tempera grassa (246×243 cm) realizzato da Leonardo tra il 1481 e il 1482. Nel 1601, il dipinto si trovava nelle raccolte di don Antonio de’ Medici e, dopo la morte di suo figlio Giulio, nel 1670 approdò alle Gallerie fiorentine. Nel 1681 andò perduta l’originale cornice cinquecentesca con dorature, probabilmente in occasione dello spostamento della tavola alla Villa di Castello. Dal 1794 tornò definitivamente al museo.